Il Mont Saint Michael a cura del Critico d’arte Melinda Miceli

Il Mont Saint Michael è un isolotto tidale della Normandia, situato nella costa nord all’estuario del fiume Cousenon. L’eminente architettura del santuario di San Michele e la suggestione dell’isola che sotto l’effetto delle maree rimane senza accesso alla terra ferma, ha permesso il suo inserimento nel patrimonio mondiale dell’Unesco dal 1979.

Molto prima della comparsa del culto di San Michele, il luogo si chiamava “Mont Tombe” dalla radice indoeuropea “tum” ricollegabile alla geografia del luogo, che è un’altura. Ricorda i “tumuli” di Carnac, colline artificiali dove venivano sepolti i personaggi di rango. Vicino al Mont-Saint-Michel più a nord si staglia la sopraelevata roccia di Tombelaine (Tumbellana), che ha la medesima radice di Tombe.
La più incisiva leggenda narra della foresta Sessiac o Scissy, che sarebbe stata inghiottita dall’innalzamento delle onde, in un sol colpo (708-109 d.C.), lasciando una distesa di sabbia al suo posto che sarebbe quella che permane tutt’oggi. All’inizio del IX secolo, nella “Revelatio ecclesiae sancti Michaelis”, si dice che la scomparsa della foresta sarebbe dovuta all’innalzamento progressivo del mare che sommergendola, avrebbe causato l’insularità di Monte Tombe e di Tombelaine, dato confermato dalla geologia.
La sua storia risale al periodo celtico, quando la foresta circostante di Scissy non era invasa dal mare e la rocca era adibita allo svolgimento degli ancestrali culti druidici.
Le sovrapposizioni storico – religiose riesumano vari nomi di divinità e toponomastiche: da Monte Beléno divinità gallica del Sole secondo l’abate Gilles Deric del XVIII secolo, passando per il culto di Santo Stefano, primo martire cristiano, a quello in onore di San Sinfoniano, il primo martire dei Galli, ai piedi della rocca.
La scelta di questo luogo da parte dei monaci del Medio Evo fu determinata dal l’habitat costiero e insediandovisi, essi innalzarono quello che sarebbe diventato uno degli edifici più suggestivi dell’architettura religiosa internazionale. Il vescovo d’Avranches, Aubert, avrebbe fondato il santuario nel 708 sul Mont-Tombe dopo tre apparizioni successive dell’arcangelo San Michele.
L’antica leggenda narra delle apparizioni dell’ Arcangelo Michele al vescovo di Avranches, sant’Auberto, chiedendogli di costruire una chiesa sulla rocca. Per alcune esitazioni da parte del vescovo, Michele gli avrebbe causato, un foro rotondo sul cranio, lasciandolo vivo. Il cranio di Sant’Auberto con il foro è conservato nella cattedrale di Avranches.
Sull’isolotto fu così costruito un santuario in onore di San Michele Arcangelo, il cui nome originario era “Mons Sancti Michaeli in periculo mari” (in latino), “Monte San Michele del pericolo del mare” perché la baia è teatro delle più grandi maree dell’Europa continentale. L’abbazia benedettina fu, poi, edificata addossata alla rocca, a partire dal X secolo in stile carolingio, romanico, gotico e flambayant. La primeva abbazia del 966, venne poi inglobata nei successivi ampliamenti: alla primitiva “Notre Dame Sous Terre”, si aggiunsero la “cappella dei trenta ceri” nella parte nord, la “cripta del coro” ad est, la “cappella di san Martino”, a sud. Dopo alcuni danni e ricostruzioni, nel XII secolo l’abate Raoul-des-Iles”, fece edificare il complesso chiamato “Marveille” (meraviglia), a nord della chiesa-abbazia, che si dislocava in 3 ambienti: la “sala degli ospiti”, “il refettorio”, “la sala dei cavalieri ed il “chiostro”. Di seguito si edificaron la “sala delle guardie”, che fungerà da nuovo ingresso dell’abbazia ed una nuova “sala di giustizia”, che insieme assumono il nome di “belle-chaise” per loro magnificenza. Nel 1421 crollò il coro in stile romanico dell’abbazia, che venne rifatto in stile gotico “fiammeggiante”, avente un deambulatorio a cappelle radiali e finestroni. Dopo aver resistito a diverse grandi battaglie del Mediterraneo, alla fine del diciannovesimo secolo, fu costruita sopra la chiesa la guglia con la celebre statua di San Michele, posta a 170 metri sul livello del mare.
La rocca di Saint Michel è nell’arcano immaginario collettivo, uno dei luoghi di culto più enigmatici del mondo per la sua storia.

Michele aveva sostituito il culto pagano di Mercurio, di Esculapio e divinità solari, come Apollo, Belenos e Mitra: in lui si accentrano le energie più potenti della natura, poste sulle alture. Si suppone, inoltre, che nell’epoca precedente, quando il luogo si chiamava ancora “Mont Tumbe”, esistesse una forma di venerazione verso una “pietra nera”, materia magica per gli alchimisti, similmente ad Oropa. Nell’VIII secolo ebbe origine il cammino dei pellegrini verso l’isolotto sacro di San Michele che lo pose in rivalità con il cammino di Santiago di Compostela.

Mont-Saint Michel è legato in linea d’aria a Monte S.Angelo sul Gargano e a San Michele in Piemonte dove quest’ultimo santuario si trova quasi a metà del tragitto che bisogna compiere per raggiungere il primo, partendo dal secondo. Tracciando un’immaginaria linea di congiunzione verso nord, essa conduce a “Michael’s Mont” in Cornovaglia e proseguendo in Irlanda, dove ci accoglie “Skelling Michael”. Accomunati dal culto dell’Arcangelo Michele guerriero, i santuari si ergono su un tracciato lineare che unisce questi luoghi ad alta concentrazione di energia elettro-magnetica. Lascia intatto il suo segreto e srcano mistero, l’antica ed avvincente leggenda che fa derivare la “linea sacra” di San Michele dal colpo di spada che il grande guerriero celeste inflisse al diavolo per rimandarlo all’inferno.

Melinda Miceli Critico e Storico

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